SPIRITUAL EGO: THE BRIGHT SHORTCUT ILLUSION.

In 1979 Adam McLean, writer and expert on alchemical symbolism, published on his Hermetic Journal an article entitled “The Birds in Alchemy”. From the raven to the phoenix, in this brilliant piece, the birds are symbols aimed to mediate between the physical and spiritual world. Serving as epitomes of the various stages of the alchemical process, they reflect certain archetypal experiences encountered by the soul in its development.

Shown as a white swan, representation of the albedo - second of the four major stages of the magnum opus, along with nigredo, citrinitas and rubedo - the second stage has a lot in common with the birth of the spiritual ego. In fact, this is the moment when the alchemist begins to experience the inner world through a dazzling, initial brightness which is often erroneously mistaken for true illumination. Besides for many souls it feels so overpowering as to be pictured as a bright white light, actually this is merely a first conscious encounter with the etheric world.

Similarly, when approaching the realm of self-practice, as many things that were previously left to chance finally come to us through the lens of a greater awareness, we are filled with an intense light that makes us feel stronger and invincible. This light indeed is nothing but the first conscious moment of an ongoing dialogue with our true self, but as it's an experience that goes beyond the patterns of our thinking mind, we often perceive it as the finishing line. The greatest risk here lies in losing the sense of reality, thinking that what has brought us to this point is precisely the fact of having already figured out how everything works.

The feeling of having all figured out and nothing more to learn is indeed the opposite of wisdom: it’s a setback for our evolution. It means self-sabotaging and getting caught up in the trap of dualism - good or evil, right or wrong - instead of questioning ourselves and making a growth opportunity out of any situations, whether it’s a crisis or a breakthrough. As it contains the sum of all the wrong beliefs we have integrated, about who we are and how we should behave, our ego is sneaky, smart, always in survival mode. It’s a subtle shapeshifter, which morphs with the new experiences we have in life, spiritual practices included. This is how it turns into a kind of 3.0 ego-mind, infused with spiritual ideas and beliefs: the same old idea and identity of yourself, in spiritual upgraded disguise.

One of the most important lessons we can learn from committing to a spiritual journey, is that the finishing line it’s actually the path itself. Personal development, after all, is fed on discipline, discipline and disciple derive from the same Latin root: discere, to learn. No discipline worth acquiring can be forced; actually the very idea of force is opposite to the idea of discipleship. The best way, perhaps the only one, to become disciplined people is to imbue ourselves in the main substance that underlies it: love. In order to shift into love, we need to live from integrity, continuously meeting and nurturing our shadow-self, being humble and patient. By simply observing and listening what we experience from time to time, without judgement, we allow changes room for manouevre to unfold.

Meet the Author

Founder of Dvendae, Isabella Giomi has always been moved by a constant need to get in touch with beauty by different means of communication, from photography to copywriting, passing through visual planning. Working within the digital marketing industry, after experiencing a workplace burnout, she set on an ongoing journey that led her to dive deeply into her shadow self, developing a continuous and growing interest in the uncovering of inner human potential.

ITALIANO

Nel 1979 Adam McLean, scrittore ed esperto di simbolismo alchemico, pubblicò sul suo Hermetic Journal un articolo intitolato “The Birds in Alchemy”. Dal corvo alla fenice, in questa brillante opera, gli uccelli sono simboli e mediatori tra il mondo fisico e quello spirituale. Agendo come epitomi delle varie fasi del processo alchemico, riflettono alcune esperienze archetipiche incontrate dall'anima nel suo sviluppo.

Raffigurata come un cigno bianco, rappresentazione dell'albedo - seconda delle quattro grandi fasi del magnum opus, insieme a nigredo, citrinitas e rubedo - la seconda fase ha molto in comune con la nascita dell'ego spirituale. Questo è infatti il momento in cui l'alchimista comincia a sperimentare il mondo interiore attraverso un'abbagliante luminosità iniziale, che spesso viene erroneamente scambiata per vera illuminazione. Pur essendo per molti così intensa da essere raffigurata come una bianca luce brillante, in realtà è solo un primo incontro cosciente con il mondo sottile.

Allo stesso modo, quando ci avviciniamo alla pratica spirituale, poiché molte cose che prima erano lasciate al caso finalmente arrivano a noi attraverso la lente di una maggiore consapevolezza, veniamo abbagliati da una luce intensa che ci fa sentire più forti, invincibili. Questa luce non è altro che il primo momento cosciente di un dialogo continuo con il nostro Sé superiore, ma trattandosi di un'esperienza che supera i confini della nostra mente pensante, spesso la percepiamo come il traguardo.

Il rischio più grande qui sta proprio nel perdere il senso della realtà, pensando che ciò che ci ha portato a questo punto sia proprio il fatto di aver già capito come funziona il tutto.

La sensazione di aver capito tutto e di non avere più nulla da imparare è infatti l'opposto della saggezza: è una battuta d'arresto per la nostra evoluzione. Significa auto-sabotarsi e lasciarsi intrappolare nella trappola del dualismo – bene o male, giusto o sbagliato – invece di mettere in discussione noi stessi e sfruttare ogni situazione, che si tratti di una crisi o di una svolta, come un’opportunità di crescita. Poiché contiene la somma di tutte le convinzioni sbagliate che abbiamo integrato, su chi siamo e come dovremmo comportarci, il nostro ego è subdolo, intelligente e pronto a cavarsela in ogni situazione. È un sottile mutaforma, che si trasforma con le nuove esperienze che sperimentiamo nella vita, incluse le pratiche spirituali. È così che diventa una sorta di mente 3.0, intrisa di idee e credenze spirituali: praticamente la somma di tutti i nostri soliti condizionamenti mentali, ma sotto mentite spoglie spirituali.

Una delle lezioni più importanti che possiamo imparare, impegnandoci in un percorso spirituale, è che il traguardo è in realtà il percorso stesso.

Lo sviluppo personale, del resto, si nutre di disciplina, e disciplina e discepolo derivano dalla stessa radice latina: discere, apprendere. Nessuna disciplina che valga la pena di essere acquisita può essere forzata; in realtà l'idea stessa di forza è opposta all'idea di discepolato. Il modo migliore, forse l’unico, per diventare persone disciplinate è impregnarsi della sostanza principale che ne è alla base: l’amore. Per accogliere l’amore, dobbiamo imparare a vivere in maniera autentica, incontrando e coltivando continuamente le nostre ombre, con umiltà e pazienza. Semplicemente osservando e ascoltando ciò che sperimentiamo di volta in volta, senza giudizio, possiamo lasciare spazio di manovra al cambiamento.

Sull’Autore

Founder di Dvendae, Isabella Giomi è sempre stata mossa da un costante bisogno di entrare in contatto con la bellezza attraverso diversi mezzi di comunicazione, dalla fotografia al copywriting, passando per il visual planning. Lavorando nel settore del marketing digitale, dopo aver sperimentato un burnout lavorativo, ha intrapreso un viaggio continuo che l'ha portata a immergersi profondamente nelle sue ombre, sviluppando un interesse continuo e crescente per lo sviluppo del potenziale innato di ogni essere umano.

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