FINDING ORDER IN CHAOS. THE NEED FOR RITUALS.

We may be communicating with one another daily, but are we relating? We scroll through our feeds, liking something, ignoring most, skimming and sharing posts to define ourselves to others, but are we true and present to ourselves first?

By living in a society that puts us under enormous pressure to produce and consume, we’re all exposed to the danger that comes from following an unsafe rhythm. We move from one stimulus to another, immersed in a frantic alternation of events, swallowed by a whirlwind of news and blind to that supposed essence which we should rather inhabit and enjoy. Instead of truly living our daily experiences, we merely consume and share them online, paving the way to a permanent discomfort.

Self-practice brings order to that inner chaos which reflects the outside world. When we hear the word ritual, we tend to perceive it in terms of religion, as something strictly linked to religious ceremonies. Actually, rituals are one of the main parts of our daily lives, characterized by formality and repetition over time. We all practice daily rites, usually without realizing it or thinking about them. From the simple act of breathing, to waking up in the morning and going to bed at night, these preset sequences of symbolic actions or behaviors take place during liminal moments in time, when by taking action we lay a bridge between the present and future.

Stepping away from an unreal reality dotted with bareness, where we are constantly teetering on the edge of alienation while claiming attention and looking for a way to relate to each other, trough rituals we reclaim our higher self and the beauty within and around us. Thanks to their stress-busting qualities, rituals therefore become a support structure that provides peace of mind in life, buffering against uncertainty and anxiety. In these tools we find an anchor that makes us feel at ease and gives us back the references that ensure stability in life, encouraging our self development and spiritual awakening,

With so many digital means that have become part of our lives, it’s easy to walk a path that negates lingering. We feel part of a collective, but actually we’re losing the sense and necessity of community. A free and flourishing society functions properly only when we affirm our social nature, which is not merely to connect but to relate. Following the major teaching expressed by South-Korean philosopher Byung-Chul Han in one of his latest works “The Disappearance of Rituals: A Topology of the Present” from 2020, in a world ruled by communication without a real sense of community, rituals take us back to that collective structure and meaning offered by the intensity of togetherness in silent recognition.

Meet the Author

Poet and journalist, Cristina Tedde began writing during her adolescence, using words as an introspective cure and comfortable shelter. She writes mostly about art and culture, through graceful and meaningful eyes. In 2018 she published her first book of poems, "Sangue nel vento", by Giulio Perrone Editore group, followed by a series of collaborations for further poetic and non-poetic projects. One of her stories, about pain, will be included in an anthology to be released in November, published by Perrone group.

ITALIANO

Comunichiamo tra noi quotidianamente, ma quanto spesso ci relazioniamo davvero con gli altri? Scrolliamo i nostri feed, mettendo un like a qualcosa, ignorando la maggior parte di quello che vediamo, scorrendo e condividendo un post per definirci agli occhi degli altri, ma siamo veri e presenti prima di tutto a noi stessi?

Vivendo in una società che ci sottopone costantemente a un’intensa pressione di produrre e consumare, di conseguenza, siamo tutti esposti al pericolo che deriva dal seguire un ritmo incessante. Passiamo da uno stimolo all'altro, immersi in una frenetica alternanza di eventi, inghiottiti da un vortice di novità e ciechi verso quell’essenza delle cose su cui sarebbe opportuno soffermare la nostra attenzione. Anziché vivere veramente le nostre esperienze quotidiane, le consumiamo e le condividiamo semplicemente online, aprendo la strada alla sensazione di un disagio permanente.

In questo scenario, la pratica personale porta ordine in quel caos interiore che riflette il mondo esterno. Di fronte alla parola “rituale”, tendiamo a percepire un’accezione per lo più spirituale, come di un qualcosa strettamente legato alle cerimonie religiose. In realtà, i rituali sono una delle parti principali della nostra vita quotidiana, caratterizzata da una precisa forma e dalla ripetizione costante nel tempo. Tutti noi pratichiamo riti quotidiani, di solito senza rendercene conto o senza pensarci. Dal semplice atto di respirare, al risveglio al mattino fino all'andare a letto la sera, queste sequenze preimpostate di azioni o comportamenti simbolici hanno luogo durante momenti liminali, di confine, in cui attraverso i nostri gesti poniamo un ponte tra il presente e il futuro.

Allontanandoci da una realtà irreale in cui ci troviamo costantemente in bilico sull'orlo dell’alienazione, nel tentativo di rivendicare attenzione e alla ricerca di un modo per relazionarci gli uni con gli altri, attraverso i rituali recuperiamo il contatto cn il nostro Sé superiore, avvicinandoci alla bellezza dentro e intorno a noi. Grazie alla loro capacità di ridurre i nostri livelli di stress, i rituali diventano quindi una struttura di supporto che fornisce tranquillità nella vita, tamponando l’incertezza e l’ansia. In questi strumenti troviamo un'ancora che ci permette di sentirci a nostro agio e ci restituisce quei riferimenti che garantiscono stabilità nella vita, favorendo lo sviluppo personale e il risveglio spirituale.

Con così tanti mezzi digitali a far parte della nostra vita, è facile percorrere un percorso che ostacola i legami. Ci sentiamo parte di un gruppo, ma in realtà stiamo perdendo il senso e la necessità di comunità. Una società libera e fiorente funziona correttamente solo quando affermiamo la nostra natura sociale, che non è semplicemente quella di connettersi ma di relazionarsi. Seguendo il grande insegnamento espresso dal filosofo sudcoreano Byung-Chul Han in una delle sue ultime opere “The Disappearance of Rituals: A Topology of the Present” del 2020, in un mondo governato dalla comunicazione senza un reale senso di comunità, i rituali ci rendono parte di una struttura collettiva, attraverso l'intensità dell’unione, il riconoscimento e la condivisione del silenzio.

Sull’Autore

Founder di Dvendae, Isabella Giomi è sempre stata mossa da un costante bisogno di entrare in contatto con la bellezza attraverso diversi mezzi di comunicazione, dalla fotografia al copywriting, passando per il visual planning. Lavorando nel settore del marketing digitale, dopo aver sperimentato un burnout lavorativo, ha intrapreso un viaggio continuo che l'ha portata a immergersi profondamente nelle sue ombre, sviluppando un interesse continuo e crescente per lo sviluppo del potenziale innato di ogni essere umano.

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REWRITING PAIN.